Stamattina, aggrappata al manubrio della carrozzina di MayaMai, colta da fatica sproporzionata al peso della minuscola creatura (che ad oggi si aggira sui 5,5 kg), A. si è soffermata a osservare cosa conteneva il piano terra del piccolo veicolo, quel luogo rassicurante dove è possibile infilare in ogni momento tutto ciò che non ha immediata collocazione, una specie di inconscio su quattro ruote.
Dall'alto verso il basso ha rinvenuto, nell'ordine:
1) Vari strati di "Repubblica", in attesa di essere smembrati dalle forbici sapienti di A. che deve conservare gelosamente quell'articolo che le era piaciuto tanto, proprio quello lì, e 'miraccomandononbuttateilgiornale!' perché non si sa mai: nella vita potrebbe sempre avere voglia di tornare a leggerlo.
2) Telo da mare, per la precisione sabbiolo (lato A di spugna, lato B di soffice ciniglia, un lusso dei nostri tempi) azzurro bordato di simpatiche conchiglie gialle, apoteosi del kitch. Perché non si sa mai: la melanina sulla pelle della microscopica MayaMai potrebbe improvvisamente schizzare alle stelle permettendo a lei e al suo seguito entusiasta di concedersi qualche ora di mare in orari civili (che non prevedono il saluto albeggiante ai cefali piroettanti nè il languido spettacolo del tramonto sul mare).
3) Una bottiglia di Cannonau di Sardegna, perché in caso di inviti a cena dell'ultimo minuto non si può mica arrivare a mani vuote. Essendo abbandonati in solitario ritiro marittimo non è chiaro da chi potrebbe giungere tale mondano e gradito invito, ma non si sa mai. Forse qualche pescatore di cefali si dimostrerà particolarmente conviviale.
4) Il volume "Corso superiore di filosofia Yoga", perché in certi momenti solo un guru yogi può dare risposte plausibili ai deliri esistenziali di una neomamma.
5) Un paio di calzini (non esattamente freschi di bucato) del mitico FlashFu (colui che grazie a un guizzo di una componente del suo eroico corpo ha dato i natali alla piccola MayaMai). Il motivo della loro presenza in loco rimane ad oggi sconosciuto.
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